COMUNICATO STAMPA ISTITUTO NAZIONALE GRAPPA
Si è tenuto in occasione dell’edizione 2010 del Concours Mondial de Bruxelles un importante workshop riguardo alla grappa. Ad intervenire il Presidente e i soci ING, sponsor e patrocinatore
Bologna, 20 aprile – “La grappa: eccellenza italiana da Nord a Sud”: questo il titolo del workshop tenutosi a Palermo venerdì 23 aprile in occasione della edizione 2010 del Concours Mondial de Bruxelles.
L’Istituto Nazionale Grappa, sponsor e patrocinatore dell’iniziativa, ha voluto organizzare questo convegno per illustrare ai partecipanti le caratteristiche della grappa, ma soprattutto il valore culturale che questo prodotto porta con sé, strettamente legato alle tradizioni locali delle varie regioni italiane.
Cesare Mazzetti, Presidente ING, ha infatti presentato la funzione e il valore dell’ING ed il “fenomeno grappa” contestualizzato al giorno d’oggi. Parlando del mercato della grappa e degli scenari futuri, oltre alle strategie di sviluppo del prodotto, Mazzetti ha dichiarato: “Dal 2008 abbiamo purtroppo registrato un calo nei consumi della grappa, a causa soprattutto della repressione normativa, e dai continui attacchi mediatici sugli spiriti. Stiamo parlando di un prodotto di qualità, che deve essere comunicato e protetto, sviluppando direttive coerenti e efficaci. È difficile per una bevanda così legata alla tradizione creare una comunicazione adatta ai mercati attuali, senza privare il prodotto dei suoi valori. È necessario trasmettere il valore di un consumo consapevole, affiancato ad uno stile di vita positivo e piacevole”.
Ad illustrare il panorama italiano della grappa, ed in particolare la tradizione appenninica, Mariacarla Bonollo: “Nonostante nell’immaginario collettivo sia associata soprattutto alle regioni alpine, la grappa si è sempre distillata in tutto il territorio nazionale. Basti pensare alla pratica della distillazione diffusa in tutti i monasteri, alle testimonianze di studiosi come il Mattioli o il Porta, ma più di ogni altro elemento si ricordi che la viticoltura, diffusa su tutto il nostro territorio, desse luogo fino a 50 anni addietro a dei sottoprodotti (vinacce e fecce) che venivano sicuramente valorizzati, ma per motivi logistici il trasporto non poteva superare i 20/30 chilometri dal luogo di vinificazione. Nella sola Toscana, come riporta un “giornale dei distillatori” degli anni ‘30, esistevano una decina di distillerie a Siena, una decina a Firenze, altrettante ad Arezzo… e stante lo stato della tecnica, la maggior parte produceva acquavite e non alcool. Questi sono alcuni degli elementi che testimoniano l’italianità della nostra acquavite di bandiera e il fatto che ancora ai giorni nostri siano molte le distillerie che producono in modo eccelso lungo gli Appennini la grappa, partendo dalle vinacce di vini blasonati e conosciuti in tutto il mondo, fino ad arrivare sempre più alla “scoperta” dei molti eccellenti vitigni della viticoltura meridionale”.
Bruno Pilzer ha ulteriormente approfondito l’argomento, parlando delle grappe dell’arco alpino. “Le conoscenze tecniche della distillazione nella storia arrivano dal sud attraverso la Sicilia e poi lentamente risalgono la penisola. L’alambicco permette una estrema valorizzazione dei pochi prodotti che la natura profondamente influenzata dal clima continentale alpino offre al coltivatore. Anche l’ uso del distillato è diverso, e se al sud si dispone di ottimo vino sia per la tavola che per la distillazione al nord, in zone estreme il vino diventa molto prezioso e si distilla la vinaccia che magari al sud nello stesso periodo veniva buttata. Leggere la storia della distillazione, cercare in vecchi documenti è come ripercorrere una evoluzione storica di intere popolazioni. Tradizione, lavoro, ingegno cambiano regionalmente l’ evoluzione degli alambicchi e ancora oggi fanno dire ai vari gruppi di distillatori che il loro sistema è il migliore. È una nota unica il fatto di avere delle distillerie tutte con alambicchi diversi e i pochi simili sono comunque modificati e adattati alle esigenze del distillatore”.
A concludere l’intervento nuovamente Giancarlo Conte, per parlare dell’atipico fenomeno della grappa di Sicilia: “La Sicilia, con notevoli quantità di produzione sfusa, è stata ed è una delle regioni produttrici più importanti di acquavite di vino e Brandy. Qui da molti anni si produce anche grappa, ma solo oggi la distilleria siciliana ha preso coraggio e ha deciso di imbottigliare con propri marchi e proprie capacità imprenditoriali. È in atto un processo di sviluppo che contempla nuove strategie di produzione ma anche di comunicazione, capaci di valorizzare l'enologia dell'isola anche attraverso i suoi sottoprodotti. Si va così definendo un più alto profilo qualitativo senza perdere, però, l'elemento territoriale e la capacità di rappresentare una vocazione intimamente siciliana".



