COMUNICATO STAMPA ISTITUTO NAZIONALE GRAPPA
Cerimonia “in tandem” con i premi dell’Alambicco d’Oro 2009 e il concorso Douja d’Or, le manifestazioni che riconoscono le eccellenze dell’enologia italiana.
Bologna, 15 settembre, 2009 - Sabato 12 settembre, sullo splendido palcoscenico del teatro civico “Alfieri” di Asti sono stati consegnati i premi Alambicco d’Oro 2009 alle grappe che hanno raggiunto i livelli dell’eccellenza secondo ANAG, la storica associazione di assaggiatori del distillato italiano di bandiera.
Per la prima volta la cerimonia si è tenuta insieme alla premiazione dei 500 vini, e dei 40 Oscar, della Douja d’Or, la manifestazione-concorso vitivinicolo che quest’anno ha celebrato la propria 43ma edizione.
Il concorso Alambicco d’Oro è giunto invece alla ventisettesima edizione, confermandosi come il più antico concorso di qualità sensoriale sulla grappa: ideato proprio ad Asti, per un lungo periodo è stato itinerante, coinvolgendo quindi diverse località italiane, ma a partire dalla edizione precedente l’ANAG e la Camera di Commercio di Asti hanno dichiarato le proprie intenzioni di dargli nuovamente dimora fissa nel famoso centro vitivinicolo piemontese.
“Il Presidente Mario Sacco della Camera di Commercio astigiana ha ricordato l’impegno di ANAG nel mantenere viva la manifestazione – ha sottolineato il Presidente ING Cesare Mazzetti - e il Presidente ANAG Silvano Facchinetti, dopo i doverosi ringraziamenti alla Camera di Commercio per aver dato ospitalità, visibilità e nuova linfa al concorso, ha brevemente illustrato i rigidi criteri di assaggio e selezione con i quali sono state trattate le grappe sottoposte a valutazione”.
Le grappe premiate sono state 48, in rappresentanza di numerose regioni italiane: “Numerosi produttori presenti in sala, - prosegueMazzetti - hanno manifestato la propria soddisfazione e il proprio piacere nell’essere premiati insieme ai grandi vini di qualità della Douja d’Or, segno che la grappa non è più vista come una anonima componente del criticato mondo dei superalcolici, ma essa finalmente viene riconosciuta – a ragione – come parte del grande patrimonio enoico italiano, con una sua componente storica, culturale e tradizionale”.
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